SOCIALE

NESSUNO SE N'E' ACCORTO è il nuovo progetto fotografico di Micaela Zuliani, fotografa di Portrait de Femme, attenta al sociale che negli ultimi anni ha realizzato diverse campagne di sensibilizzazione sui temi quali il femminicidio, la lotta contro il cancro, le dipendenze, le discriminazioni, la disabilità. Ideatrice dei progetti Boudoir Disability e Portrait de Femme Therapy.
Stavolta affronta il tema dei disturbi alimentari, anoressia e bulimia che ricordiamo essere la seconda causa di morte tra i giovani, prima degli incidenti stradali causati dall’alcol.
“Nessuno se n’é accorto” un titolo come al solito provocatorio, apparentemente un’accusa: in realtà è un fatto che chi soffre di questa malattia tiene nascosto il malessere, la sofferenza, la rabbia agli altri come a se stesso.
La malattia si insinua e non dà segnali chiari né all’interno della malata, né verso le persone che le stanno vicino e spesso per identificare il malessere sono necessari mesi o addirittura anni.
“Mi prenderò cura IO di te” sottolinea il rapporto malsano, coercitivo che c’è all’interno dello stesso soggetto che vive il disturbo, è come se dentro di sé ci fossero due entità, una fragile, sottomessa e una forte, dittatoriale che si prende cura dell’altra facendola stare “meglio” nella malattia.
In fondo la malattia è rassicurante perché scandisce bene e in modo chiaro cosa fare e cosa non fare e in essa non si perde il controllo come invece potrebbe accadere nella vita reale e con gli altri.

E’ il controllo maniacale, la paura di lasciarsi andare, vivere le emozioni che rappresentano un vero e proprio salto nel vuoto, vuoto che si teme e che si riempie costantemente col cibo, perché crea angoscia, inquietudine, vulnerabilità.
Ci tenevo ad andare oltre il cliche' che vuole vedere sempre la malattia dei disturbi alimentari come associazione cibo/bilancia.
Prima di realizzare questo video, ho fatto una ricerca e ho notato che nei progetti fotografici passati viene rappresentato spesso questo copione: il cibo, una donna che si pesa sulla bilancia o che vomita in bagno.
Io volevo andare oltre, volevo far capire cos’è veramente il disturbo, rappresentando l’invisibile, ciò che si nasconde nella malattia, dargli un senso, un’immagine per renderlo visibile, più tangibile: l’ossessione del pensiero fisso costante protratto nel tempo che rallenta, offusca, spegne ogni energia ed entusiasmo.
Un solo fotogramma in tutto il video ha come oggetto il cibo e cioè la mela nel piatto tagliata in due: ho scelto questo frutto perchè in sé racchiude vari simboli metaforici : la fertilità, il peccato, la bellezza per citarne solo alcuni.
Il pensiero fisso si nutre di rabbia, odio per se stessi, silenzi, urla sopite e trattenute a forza. Non ti lascia respirare, vivere, amare, soffrire. E sei in balia, come un automa, esegui ciò che ti impone la testa pur sapendo che ti farà stare male o che ti imporrà dolore, sforzi fisici inverosimili, ma è come se fossi ipnotizzato.
Fai male a te per non far male a chi ami e ti ha deluso.
Ammettere il dolore che si prova e la delusione e' come morire.

Il cibo, il peso, rincorrere la perfezione delle modelle sono solo la punta dell'iceberg per un'identità che ha paura di mostrarsi perche' mostrandosi non asseconderebbe piu' chi ti sta vicino.

Ti spegni fino a morire....
Il video racconta 4 storie di giovani donne che vivono nel vortice di emozioni contrastanti.

Ho voluto giocare con le inquadrature, come se chi guardasse il video entrasse piano piano nelle stanze e vivesse insieme alla protagonista una giornata tipo della malata, anoressica o bulimica.
Ho cercato di parlare più di stati d'animo: solitudine, vuoto, rabbia, voracità, scissione dell' io quasi a sentire la presenza di un demone nella testa, l'inerzia, l'apatia, la rassegnazione, la derisione e lo spegnersi di ogni desiderio ed impulso anche sessuale. Chi soffre di questa malattia non ha solo un brutto rapporto con il proprio corpo ma ha un grosso problema a lasciarsi andare alle emozioni e alla
propria sessualità.
Le emozioni devono essere soppresse altrimenti la rabbia tenuta costretta prima o poi esplode ed è proprio quello che si vuole evitare.
Spesso si descrive la malattia come una perdita eccessiva di peso, anche questo è uno stereotipo! Tantissimi malati (ragazzi, ragazze, adulti) sono normopeso ma alternano nello stesso giorno il mangiare troppo con lo smaltire le calorie andando in palestra o ricorrendo ad un uso eccessivo di lassativi (bulimia nervosa) compromettendo il regolare funzionamento del corpo, l’insorgere dell’amenorrea (interruzione del ciclo mestruale) o problemi agli organi interni anche gravi.
Il video inizia con due fotogrammi neri il cui soggetto è lei stessa, Micaela Zuliani, anche lei per 10 anni ha sofferto di entrambe le malattie, è vero?
"si, volevo esserci in prima persona, dietro e davanti alla fotocamera, sono due autoscatti che sintetizzano la malattia: il primo rappresenta la chiusura in se stessi e la difficoltà di chiedere aiuto, il secondo è il demone che seduce la malata e la esorta a farsi del male convincendola che sarà lui a prendersi cura del suo dolore, come non hanno fatto gli altri".
Nel video compaiono altri soggetti chi sono ?
" Ho cercato su facebook ragazze che avessero l'età media di chi soffre di questa malattia, si sono proposte parecchie ragazze, sono state veramente tutte brave e molto coinvolte, alcune di queste stanno facendo dei corsi di recitazione, mentre una sta uscendo dalla malattia, tutte però conoscono il problema, avendo amiche che ne sono uscite. E' stato un bellissimo lavoro di squadra e mi hanno aiutato molto nel realizzare ciò che avevo in mente, quindi un grazie di cuore a Gaia Poli, Giulia Rossi, Francesca Capitani, Rebecca Gargioni.
Il video dopo i due fotogrammi neri inizia con il viso della ragazza immerso nella vasca e si conclude quasi nello stesso modo perchè?
"La mia intenzione non era quella di dare risposte o di dire se ne esce o non se ne esce perché dipende solo dalla propria forza di volontà e dalla voglia di amarsi.
Il fatto di esserci anch'io nel video è comunque un messaggio di speranza per chi mi conosce, perché ne sono uscita e sto prendendo in mano la mia vita come non ho mai fatto prima, sono sicuramente un esempio positivo, ma è un grosso lavoro che si fa su se stessi. Per rispondere alla domanda dico che ho lasciato il finale aperto per una riflessione più sottile e meno scontata."
L’ultimo fotogramma è un insieme di parole ad effetto, sintetizzano la malattia?
“Si. Per tutto il video io butto dei sassi nello stagno che dovrebbero far capire a chi lo guarda il sentimento che la protagonista prova, l’ultimo fotogramma, l’immagine nera con le parole scritte non è altro che un rafforzare e dare un nome agli stati d’animo e alle emozioni che si provano.
Ad alcune persone che sono uscite dalla malattia, ho chiesto loro di scegliere d’istinto 5 parole che sintetizzassero il disturbo e senza un attimo di esitazione le parole scelte erano sempre le stesse: vuoto, solitudine, paura, rabbia, malinconia...ecco, questo è ciò che sta dietro ai disturbi alimentari !
Ho chiesto anche qual’è stato il rammarico più grande avendo avuto la malattia e tutti, io compresa, abbiamo risposto “aver sprecato la propria vita, gli anni migliori e che non torneranno più indietro.”

Quando ho scelto la musica "Mothers" dei Daughter è stato un amore immediato a livello inconscio, poi ho letto la traduzione del testo e mi è venuta la pelle d'oca! sembrava fatta apposta.
Senza generalizzare e senza cadere in facili clichè, ma a volte il rapporto tra madre e figlia per chi soffre di questi disturbi è irrisolto. (sotto i video la traduzione)

NESSUNO SE N'E' ACCORTO : 1° video completo - progetto sui disturbi alimentari, anoressia e bulimia



NESSUNO SE N'E' ACCORTO : 2° video corto - progetto sui disturbi alimentari, anoressia e bulimia

 

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Traduzione: musica del video

MADRI (Mothers)
Bé, allora fai crescere tutto quello che hai bisogno cresca nella mia spina dorsale.
E poi prenditi quello che devi prenderti, ciò che è tuo è mio.
E poi danne tutto quello che vuoi a qualcosa di nuovo.
Io resterò qua, fonte di quella puntura costante chiamata amore.

Chiamata amore.

Oh, prosciuga da me tutto ciò che hai bisogno di prosciugare.
Oh, tutti i colori sono stati lavati via – quella rose lucentezza, scomparsa.
No, solo un pallido guscio isolato.
Oh,mi do un nome ed è quello di un luogo fantastico, di un luogo fantastico.

Mi do un nome.

Bé, ama tutto ciò che hai bisogno di amare prima che se ne vada,
Non so quando il tuo viso diventerà quello di un estraneo.
Non ricorderai mai quello che significavo per te,
Portato nel grembo di una madre fredda.
(Portando le ferite) di una madre fredda.

Che chiamano “casa”.
Che chiamano “casa.”
Chiamano,
Chiamano,
“Madri.”
“Madri”.

Dai tutto ciò che hai bisogno di dare,
Ma a volte non si prenderanno
Quello che hanno bisogno di prendersi.
Le reazioni chimiche più strane
Nel cervello di lei.
No, non è più la stessa persona.
No, non è più la stessa persona.
No, non è più la stessa persona.

 

 

 









 

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